Violenza di genere

La “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” (Istambul, 11 maggio 2011) all’art.3 con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” designa una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata.

Come rilevato da chi lavora sul campo, la violenza verso le donne è  ancora oggi uno dei problemi sociali più rilevanti  a livello nazionale e internazionale, problema non ancora sufficientemente riconosciuto.
È un fenomeno che si sviluppa soprattutto nell’ambito dei rapporti familiari e coinvolge donne di ogni estrazione sociale e di ogni livello culturale: Il fenomeno della violenza sulle donne, a differenza di quanto forse superficialmente si ritiene, non è circoscritto alle realtà definite disagiate o “chiuse”: le ricerche compiute negli ultimi anni dimostrano che la violenza contro le donne è endemica, equamente distribuita, nel nord e nel sud del mondo.

Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali, e a tutti i ceti economici. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita.

Le conseguenze sono danni fisici e psichici, a volte irreversibili, a cui si aggiungono elevati costi socio-economici che si ripercuotono sull’intera società.

C’è da dire, però, che la violenza perpetrata sulle donne immigrate rispetto alle italiane acquista connotazioni particolari, e, a volte, più inquietanti: tutto questo è dovuto a fattori multipli, tra cui lo stato di maggiore debolezza della donna immigrata in un Paese del quale non conosce leggi e diritti, e nel quale, spesso, si trova priva di una rete di sostegno familiare o amicale.

Inoltre la vicenda migratoria spesso “segna” pesantemente la vita affettiva della donna,  molte volte già proveniente da una famiglia  disgregata o disfunzionale o violenta.

Lo stesso sistema dei permessi di soggiorno pone spesso le donne immigrate sotto l’autorità dei propri partner, o, ancora, l’esserne prive, fa sì che le donne si trovino in una situazione di ricattabilità molto pesante.

Sussiste ancora il rischio, inoltre, che denunciare la violenza subita possa portare come conseguenza diretta  all’espulsione di una donna in stato di clandestinità.

Per questi ed altri motivi, sin dall’inizio della sua storia la Randi è entrata in contatto con tante storie di violenza familiare e di genere con le quali si è dovuta confrontare.

Nel  tempo  hanno cominciato a rivolgersi alla Randi anche donne italiane con precise richieste di aiuto o con un forte bisogno di parlare, capire, ritrovare se stesse

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